La nostra storia
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La nostra storia

Molti mi hanno chiesto il perché di un nome così strano per uno studio fotografico.

Una denominazione che non riprende i consumati canoni che vogliono l’insegna del negozio ad effettivo richiamo sulla natura dell’opere in esso svolte.

I negozi di fotografia si chiamano spesso “Fotoamatore, Foto video 2000, Fotomarket, Foto immagine, Belle foto, Foto per tutti, per giungere infine al famigerato Fotoclik, di cui se ne ritrovano tracce in decine di esempi in tutta Italia, oppure ai sempre più incomprensibili ed impronunziabili Foto f11, f32, f8, che a molte persone sembrano solo nomi di aerei della seconda guerra mondiale. 

Spesso molto più semplicemente si adotta un nostalgico ritorno agli anni 60, chiamando il proprio negozio come si usava fare con le panetterie, gli arrotini, od i ristoranti dell’epoca: “Foto Giovanni, Foto Pino, Foto Paolo, e via dicendo, per terminare con il fantastico Foto Gigio che ho visto in una località della Valsesia”.

Novecento è un nome che esula da tutte questi luoghi comuni, un nome che ho estrapolato da un periodo fortunato della mia vita e che per questo ho voluto anche adottare per l’insegna del mio studio, sperando che la stessa buona sorte di quell’epoca possa perseverare anche negli anni a venire.

Era il 1984 quando in compagnia del mio amico Ciso, dopo innumerevoli chiacchierate e progetti fatti al tavolino del bar Gabri, ci mettemmo alla ricerca di un locale per il mio studio fotografico.

A quel tempo lui desiderava tanto frequentare l’accademia di belle arti a Brera, ed io, avendo appena terminato la tesi, lo incitavo raccontandogli tutte le meraviglie che il mondo artistico può riservare a chi si avvicina con tanto impegno e con tanta passione.

In cambio Ciso mi sosteneva moralmente, spegnendo sul nascere le mie titubanze su di un lavoro che solo in seguito avrebbe contraddistinto le mie giornate.

Entrambi siamo riusciti a realizzare con buon profitto i nostri progetti; ora lui fa lo scultore, ed io faccio il fotografo, ed è con molta nostalgia ed affetto che spesso mi ritrovo a percorrere quei pomeriggi assolati in cui entrambi condividevamo i nostri entusiasmi sul come cambiare le regole del mondo.

 

La saracinesca dello studio fotografico s’alzò per la prima volta in un sabato pieno di sole dell’Aprile 1984.

Ricordo d’aver lavorato tutta la notte aiutato dai miei genitori per sistemare la merce, e d’aver subito costatato come grazie alla mia inesperienza era riuscito a prendere le prime fregature sugli acquisti.

Per non incidere ancor più sulle finanze dei miei, dato che per me era il primo lavoro e se non fosse stato per loro difficilmente avrei potuto realizzare il progetto, m’ero rifiutato di spendere ulteriori soldi per fare una qualsiasi pubblicità per la nuova apertura, rischiando effettivamente di finire nell’anonimato ancor prima di alzare la famosa serranda.

Lo studio all’inizio non aveva grosse pretese commerciali, io ero molto giovane e la concorrenza aveva dalla sua capitali ed anni di lavoro già assodato, ma dopo aver visionato parecchi album matrimoniali realizzati dai fotografi di quel periodo decisi di uscire sistematicamente da quegli standard fossilizzati e di applicare al lavoro fotografico le mie conoscenze artistiche, ricercando un connubio che ero certo non chiedeva null’altro che essere impiegato nella sua forma più semplice.

 Il primo giorno di apertura incassai ben 7500 L. frutto della vendita di due rullini (ma ero felice lo stesso).

La prima macchina fotografica la vendetti dopo due giorni, la comperò il mio amico Ciso, penso più per solidarietà che non per effettivo bisogno, e fu una Yashica FX3, modello che ancora oggi occupa un posto di rilievo nei miei ricordi.

Ricordo anche la paura che nutrivo nell’applicare le percentuali di ricarico alla merce da rivendere. Non conoscendo molto il mercato mi affidavo al buonsenso, e fu li che capii immediatamente che di buonsenso nel panorama fotografico ne esisteva veramente poco.

La visita dei primi fotoamatori mi lasciò sconcertato; mi parlavano come se loro fossero dei padreterni mentre io il ragazzino che aveva tutto da imparare (da imparare avevo sicuramente molto, ma di certo non fotograficamente parlando, dato che arrivavo da corsi quadriennali seguiti all’accademia di Brera, dove come insegnante avevo addirittura il grande Molino, uno dei fotografi più famosi di quel periodo).

Il primo matrimonio lo feci a due ragazzi del mio paese, ricordo che vennero da me semplicemente perché l’altro fotografo era impegnato (e me lo dissero pure) e quindi capii di essere stato solo un ripiego.

Decisi di mettercela tutta, e di fare un’album che doveva lasciare il segno.

Conclusi i primi quattro mesi di attività con all’attivo due matrimoni, ma con un discreto fatturato ed un certo rumore pubblicitario alle mie spalle che mi lasciava ben sperare.

Provai ad entrare nel mercato parallelo del prodotto fotografico, per smuovere un po quel senso di malfiducia che molte persone avevano ancora in quel periodo nei miei confronti, data la mia giovane età (23 anni); e riuscii ad ottenere un listino di prodotti con dei prezzi veramente vantaggiosi, cosa che credetemi.... rimuove anche la più piccola briciola di diffidenza.

Il laboratorio fotografico Chiolini curava in quel tempo lo sviluppo e la stampa delle foto, e fu una scelta giusta, anche se forzata, dato che la Colorphoto, laboratorio molto più potente e famoso, mi rifiutò il passaggio, sostenendo di avere un’esclusiva inscindibile con la concorrenza, che in quel periodo scatenò l’inferno pur di non lasciarmi lavorare serenamente.

Mi resi subito conto però che un laboratorio più piccolo, come poteva essere Chiolini, aveva come vantaggio un maggior cura della qualità del lavoro, ed un rapporto più famigliare con i propri dipendenti che per la loro cortesia non smetterò mai di ringraziare (il sig.Angelino, Carla, Flavio, Giuseppe, la famiglia Chiolini stessa, ed il mitico Angelo, il fattorino che anche con le bufere di neve riusciva giornalmente a consegnarmi il lavoro).

Il secondo anno di lavoro incominciava con i migliori auspici, il Natale era stato fruttifero, e mi consentì così d’investire i miei guadagni in una serie di  importanti iniziative per la mia attività.

L’anno era appena partito, ed io mi ritrovai con la bellezza di 61 matrimoni prenotati, e con un nuvolo di coppie che ogni giorno provava a vedere se era possibile trovare qualche data libera per le loro nozze.

Molti hanno addirittura spostato il giorno fatidico al giovedì, pur di avere un album realizzato dal mio studio, ed è proprio in questo periodo che inizio a dedicare una parte della vetrina all’esposizione delle immagini di nozze.

Ogni settimana veniva proposto al pubblico un matrimonio diverso, in questo modo spesso mi occorrevano anche tre mesi per poter consegnare l’album, dato che tutti desideravano fare la loro bella figura nell’esposizione, ma il marciapiede davanti alla  mia vetrina era sempre pieno di persone, e spesso bisognava fare la fila anche solo per la curiosità di vedere che si era sposato e come era il vestito della cerimonia.

Ricordo con gioia l’entusiasmo delle coppie nel notare, mentre visionavano le loro fotografie, la particolarità innovativa delle inquadrature, od i viraggi antichi con i fiori e gli sfondi ricolorati a mano, i fotoposter che occupavano le pagine dell’album nel pieno della sua interezza, oppure i particolari ritratti che spesso uscivano dai classici canoni dell’inquadratura simile alla fototessera, ed in un periodo in cui il massimo dello chic era una sequela di foto fatte a tavolate di invitati che alzavano il bicchiere in segno di saluto, oppure ad inquadrature ferree a mani in cui spiccava l’anello nuziale, quel mio modo rivoluzionario di presentare il lavoro finito risultò subito un grande successo.

Fra pochi giorni festeggerò il matrimonio numero 1000, e ne sono profondamente orgoglioso!

Rammento anche con piacere le memorabili e stravolgenti corse nei week-end con la mia utilitaria, per saltare da un matrimonio all’altro, dato che spesso mi ritrovavo con due ed anche tre servizi da eseguire nella stessa giornata.

 Nel 86, e nell’87, inizio a lavorare anche fuori regione.

Dopo aver concluso le nozze del sabato, spesso anche doppie e triple, e dopo un panino veloce, si partiva immediatamente per la Liguria o per la Toscana, dove la notte si pernottava sul posto in un albergo, ed il mattino susseguente si facevano le riprese al matrimonio di turno.

Spesso si trattava di coppie che avevano visionato album di amici che magari abitavano dalle mie parti e a cui io avevo fatto il servizio; dopo qualche confronto erano disposti a pagare qualsiasi cifra pur di avere un’album come quello che avevano visto.

Alla fine si tornava stanchi morti la domenica sera a casa,  e spesso ci si chiedeva se poi effettivamente ne fosse valsa la pena, dato che oltre alle spese di benzina e di autostrada non ho mai richiesto aggiunte particolari di prezzo per dei trasferimenti così lunghi.

Sarò anche stato poco scaltro come commerciante, ma in quel periodo mi sono divertito un sacco!

Oggi la concorrenza ha pensato bene di proporre ai sacerdoti delle loro  parrocchie accordi strani, mascherati da tesserini e corsi particolari da tenersi esclusivamente presso le proprie diocesi, in modo di impedire a fotografi giunti da fuori di operare nelle loro città.

Le trasferte sono così minori rispetto agli anni passati, e forse è meglio così, dato che non ho più vent’anni; ma come si sentirà alla sera il fotografo che ha guadagnato qualcosa grazie alle imposizioni del suo sacerdote, e non di certo per merito della sua bravura?

 Negli anni 90 iniziano le collaborazioni con alcune delle più importanti ditte del panorama fotografico mondiale. 

Canon, Pentax, Fuji, collaborazione che consente allo studio di divenire un punto fisso per tutti i fotoamatori della zona, continuando però a conservare intatta quell’identità di negozio artigianale in cui è possibile risolvere molti problemi fotografici senza dover ricorrere a spese fantascientifiche.

La camera oscura per il bianco e nero diventa un punto forte di questo periodo, dato che la maggior parte degli studi fotografici di allora aveva deciso che era molto più conveniente dirottare le lavorazioni bianco e nero ai laboratori, che di loro non facevano altro che consegnare con grosso ritardo le suddette produzioni arrivando a penalizzarle inoltre con un’eccessivo costo, giustificato solo dal fatto che la richiesta ormai non era più sufficiente per meccanizzare il prodotto, e quindi il tutto doveva essere svolto a mano con la conseguenza di un prezzo effettivamente troppo alto.

Il lavoro di riproduzioni delle vecchie foto, la stampa a mano delle pellicole b/n, e il costo esiguo applicato agli ingrandimenti, convogliano nel nostro studio la maggior parte degli appassionati di bianco e nero di quegli anni.

Spesso si invitava i nostri clienti a seguirci passo a passo nella stampa delle proprie foto, in modo che direttamente essi stessi potevano suggerirci varianti e modifiche alle loro stampe.

Nel 1990 prendiamo in esame anche l’inserimento di un secondo laboratorio per lo sviluppo e stampa delle foto che usasse carta Kodak, e che era un po la moda del tempo.

La prima scelta cade su di un laboratorio milanese che si denuncerà presto inadatto per le nostre esigenze fotografiche. Subito dopo entriamo in collaborazione con la ditta FLT di Senna Comasco che tuttora ci segue dopo tutti questi anni ancora con lo stesso entusiasmo dei primi tempi.

 Verso la metà degli anni novanta, dopo essere uscito indenne dalla guerra dei rappresentanti, assurdi nel loro comportamento e nella loro scorrettezza (spesso si temeva il cambio del venditore da parte di una ditta, dato che se per caso il nuovo rappresentante avesse precedentemente frequentato il negozio di un vostro concorrente, per conto di qualche altra ditta, in men che non si dica vi sareste sentito rispondere che il tal dei tali comperava più di voi (anche se non era vero!) e che quindi si concedeva l’esclusiva a quell’altro). 

(Se non mi credete, ed avete un negozio fotografico dalle mie parti, e se desiderate vendere prodotti Canon, provate ad interpellare il loro rappresentante di zona, e vedrete cosa vi risponderà!).

In quegli anni essendo ormai consolidato il progetto matrimoni, che praticamente si prenotavano da soli, lo studio decide di approfondire il discorso still life per cataloghi pubblicitari. 

In questo periodo il lavoro fotografico aumenta di giorno in giorno, grazie anche al continuo evolversi di gadget fotografici: “fotobiglietti, fotocalendari, fotomagliette, fotopuzzle, fotorologi, fotocuscini, etc. etc.” ed inizia anche la collaborazione con il Sig. Battilana, ottimo venditore di prodotti Frabe e poi di materiale PRF.

Gli anni 90 sono anni di grande lavoro e di incombenza fisica, iniziamo anche un’attività di foto per l’industria e per l’edilizia, e si arriva addirittura ad un’impegno di 359 giorni su 365.

Tutto questo per dare ogni volta il meglio ed offrire un servizio sempre dedito alla massima professionalità alla clientela.

In questo periodo costruiamo anche un book di modelle che dovrà servire per la clientela che commissionandoci la realizzazione di cataloghi desideri anche la presenza di una bella ragazza in copertina.

L’esperimento non avrà seguito, dato che spesso il titolare del catalogo preferisce affidare, per risparmiare o per partigianeria, la parte della protagonista alla nipote, alla figlia, o addirittura ad una ragazza qualunque pur di contenere il costo finale del progetto.

Nel 1995 acquistiamo il primo minilab per lo sviluppo e la stampa immediata delle foto, i tempi stanno cambiando e la fretta diventa proprietaria assoluta delle nostre giornate.

Nel frattempo purtroppo la ditta Chiolini aveva cessato l’attività e fummo costretti ad affidarci ad un nuovo laboratorio fotografico emiliano, con cui non legheremo mai, causa l’assoluta mancanza di correttezza dimostrata spesso da alcuni dei suoi elementi.

Dopo un paio di anni decidiamo di allontanare definitivamente questa ditta, che peraltro non ha fatto certo molto per tenersi quello che loro stessi consideravano un’ottimo cliente.

Intanto la concorrenza si fa sempre più agguerrita ed arriva a mezzi addirittura ridicoli per conquistare il mercato.

Famoso resterà il cartello esposto in una vetrina di Garlasco in cui il negoziante prometteva ad ogni rullino portato per lo sviluppo e stampa due rullini omaggio, un’ingrandimento venti per trenta omaggio, ed una cornice a giorno omaggio, sempre venti per trenta, per incorniciarlo.

Dato che c’era  poteva anche proporre un bel premio da 5000 L. al cliente, non si sa mai.

Un cenno di particolare ringraziamento in questi anni lo dobbiamo fare anche al “prestigioso laboratorio fotografico Photosi”, che dopo essersi presentato con le migliori intenzioni, mettendo anche a rischio il mio buon rapporto con l’altro laboratorio, m’invitò ad acquistare oltre 500 buste di sviluppo e stampa, decine di cataloghi costosissimi che illustravano le loro lavorazioni, e campionature varie sui prodotti natalizi perché a sentir loro la visualità effettiva del prodotto avrebbe invogliato i miei clienti ad effettuarne la produzione.

Dopo poco tempo il fattorino del suddetto laboratorio mi ha praticamente lasciato in mezzo alla strada, sostenendo che la fermata al mio negozio (di circa 10 secondi!!!) provocava un ritardo eccessivo alle sue consegne.

Notare che davanti alla mio studio quel tipo doveva passarci per forza, e dopo essersi ripreso tutti i cataloghi e le buste, che io avevo già pagato, è sparito senza nemmeno rimborsarmi le oltre seicentomilalire spese per l’acquisto della loro merce.

Quel comportamento mi lasciò con molto amaro in bocca, anche perché nel poco tempo che il loro incaricato è passato dal mio studio ha sempre preso del lavoro e di certo non abbiamo mai avuto nessuna discussione sui pagamenti.

In seguito venni a sapere del perché di questa decisione, ed ancora una volta devo osservare la meschinità di una concorrenza pronta a vendere l’anima della madre pur di poterti nuocere.

Peccato che un laboratorio che pensa di esser il top del settore accetti questo genere di ricatti, e si affidi poi a dei collaboratori così piccoli (non solo di statura) da non riuscire nemmeno a rimborsarti il giusto.

Polemiche a parte, gli ultimi anni novanta contraddistinguono la nostra ricerca continua del prezzo più basso a favore della clientela, iniziamo un forte scambio di merci usate, ed il nostro assortimento si arricchisce di pezzi spesso anche pregiati.

Questo porta a continui scontri con la concorrenza che non ne vuole sapere di accettare certe politiche di commercio.

Indimenticabile la riunione fatta con i commercianti del settore di Garlasco in cui vengo spesso accusato di acquistare prodotti di dubbia provenienza solo perché riesco a spuntare un prezzo migliore di quanto siano mai riusciti a fare loro.

La riunione terminò con una proposta fantascientifica che mi venne fatta all’unanimità.

Io dovevo smettere di vendere prodotti Canon, perché erano prerogativa di un’altro studio fotografico, non potevo vendere articoli Minolta, dato che anch’essi erano vincolati da un’altro concorrente, e non dovevo vendere nemmeno più prodotti Nikon importati dalla Nital, dato che il rappresentante in questione aveva concesso l’esclusività del prodotto ad uno di loro.

Potevo si vendere Nikon, ma solo se importato parallelamente, e....... attenzione alla genialità!!! Dovevo però mantenere i prezzi della Nital!

Non potevo nemmeno più andare in chiesa per le comunioni e le cresime, dato che il prete accettava solo un fotografo per volta, (stratagemma spesso richiesto ai sacerdoti dai fotografi che nell’alternative di mercato raccolgono solo le briciole) e questo grazie sempre alla concorrenza che non ha mai perso l’occasione per infilare i bastoni tra le ruote a chi il lavoro del fotografo lo sa fare veramente. Quindi avrei dovuto aspettare il mio turno, che se andava bene poteva capitare una volta ogni due anni, (da quel momento rifiutai di fare quel tipo di cerimonie, dato che la mia dignità di persona non mi consentiva di aderire a questo tipo di bassezze), per farla corta, in altre parole, mi veniva chiesto di stare in negozio a fare le parole crociate!!!

Dopo qualche attimo di sbandamento, in cui mi chiedevo spesso se veramente non fosse giunto il momento di lasciare, decisi che il difficile rapporto con i colleghi era da considerarsi una prerogativa imperitura della mia attività, e mi convinsi a proseguire per la mia strada.

Come segnale di riscossa decisi di dimostrare a me stesso quanto fosse valida la mia strategia di commercio e di vendita.

Acquistati un vagone di macchinette Kodak da pochi spiccioli, circa 125.000 al pubblico, e tolsi tutti gli altri articoli dalla vetrina.

Esposi solo quelle compattine aps, null’altro.

Praticamente più volte mi chiesero se fossi impazzito, dato che il mio si era trasformato in un negozio monomarca, solo prodotti Kodak, ed addirittura monomodello, dato che potevi trovarvi unicamente quel tipo di macchina.

Le 60 Advantix furono polverizzate in meno di un mese, e fu così che decisi di sospendere l’esperimento che mi era servito per riprendere fiducia nella mio esercizio, dato che se ero riuscito tranquillamente a gestire un’attività che proponeva al pubblico un’unico modello di compatta avrei potuto per certo vendere qualsiasi altra cosa.

Ripristinai tranquillamente tutta la varietà degli articoli, e decisi nel contempo le strategie di mercato per il duemila.

Ora il mio studio è inderogabilmente svincolato da tutte quelle limitazioni di esclusivismo, prezzi imposti, ricatti di rappresentanti, che spesso portano a situazioni commerciali ben poco remunerative per il negoziante stesso.

Ho ottenuto dal mio laboratorio lo sviluppo delle diapositive a telaio (un tipo di sviluppo che riduce notevolmente il rischio di rigature, spesso cruccio di molti fotoamatori) ed ho diversificato il prezzo dello sviluppo delle foto, dividendo la stampa del laboratorio da quella eseguita con il minilab.

Sto curando l’acquisto di nuovi prodotti che nel prossimo futuro diverranno pianta stabile delle nostre abitudini e sto per iniziare la produzione di album matrimoniali interamente elaborati al computer.

Il parco usato del mio studio cresce a vista d’occhio, e non è raro trovarmi alla domenica mattina presso i mercatini dell’antiquariato con il mio banchetto, dove vi aspetto anche solo per salutarvi e scambiare due chiacchiere.

La ricerca meticolosa del prezzo, e l’ottima offerta del prodotto,  mi porta ad annoverare tra i miei clienti molte persone che abitano a chilometri di distanza, ed è anche grazie a loro che la notorietà del mio studio si sta espandendo a macchia d’olio.

La pubblicazione continua di cataloghi con i prodotti e con i miei prezzi del tutto irraggiungibili, fa si che la mia  serietà di professionista si stia rapidamente divulgando in molte regioni del nord Italia, e se verrete a farmi visita noterete che il tutto è anche accompagnato dalla mia consueta cortesia e disponibilità nell’accontentarvi in tutte le vostre richieste fotografiche. 

Vi ricordo anche che in questi giorni stanno per prendere il via una serie di iniziative molto importanti che vi porteranno sempre a spendere meglio i vostri soldi...... e ricordate il motto del mio studio fotografico:

“Prima di fare un’acquisto, chiedi il nostro prezzo, vedrai la differenza!”